Io
e la mia compagna Sonia che era femminista e frequentava
il consultorio, mi fece conoscere Silvia e Claudia,
due lesbiche che vivevano insieme. La mia compagna
mi diceva che bisognava aiutarle, perché
si sentivano emarginate perchè erano state
sorprese a baciarsi in un luogo pubblico da una
militante. Niente di personale, la militante era
emancipata e non avrebbe avuto nulla da dire sul
fatto in sé, ma quello era un luogo pubblico
e il popolo non avrebbe capito.
Per farle sentire meno sole cominciammo a cenare
insieme scambiandoci inviti. Era il tempo in cui
s'era riscoperto il piacere di mangiare, e ognuno
cercava di imparare a cucinare piatti difficili
e sorprendenti, accompagnandoli con i vini migliori
che si riuscivano a rimediare nei supermercati,
scambiando le etichette dei prezzi.
Silvia suonava meravigliosamente la chitarra classica
e, siccome anche io mi arrangiavo, resi più
audaci dalle abbondanti libagioni, decidemmo di
provare a suonare in duetto. Quando, imparate
le parti che ci eravamo assegnate, provammo ad
eseguirle insieme, fu un successo che ci commosse.
Procedemmo perfettamente a tempo e finimmo insieme:
fatto da me ritenuto impossibile e, comunque,
sorprendente. La nostra gioia e la fierezza per
il risultato non avevano però coinvolto
Claudia che, anzi, sembrava un po' irritata. Personalmente
sono piuttosto rozzo e faccio fatica a capire
i particolari, ma Sonia ebbe in seguito a dirmi
che Claudia era irritata perché lei suonava
il flauto e non riusciva ad intendersi con Silvia.
Anzi, ogni volta che provavano a suonare insieme,
finivano per litigare. Io chiesi a Sonia se sarebbe
stato un bel gesto sbagliare qualche battuta per
compiacere Claudia e lei mi rispose, ma senza
acrimonia, anzi con un vago sorriso che le aleggiava
sul bel viso, che ero sempre il solito stronzo.
Da quel giorno i rapporti tra me ed Claudia cominciarono
a farsi più difficili. Ci beccavamo su
tutto e le cose peggiori succedevano quando giocavamo
a Risiko. Una volta ero arrivato a cacciarla di
casa. Un'altra volta (lei aveva un'amica esperta
di astrologia) si impuntò a dire che l'astrologia
aveva basi scientifiche. Io, invece di soprassedere,
cominciai a fare apprezzamenti pesanti sulla sua
intelligenza e ad inventare brucianti sarcasmi,
fino a che quasi non arrivammo alle mani.
Sonia e Silvia decisero allora di intervenire.
A loro la nostra amicizia piaceva e non capivano
perché avrebbero dovuto interromperla per
le rosure di culo (Sonia mi disse proprio così)
di me e di Claudia.
L'occasione fu data dal fatto che io mi vantavo
di non essere più andato dal parrucchiere
dal '68, preferendo tagliarmi i capelli da solo.
"Questo si vede", avevano detto all'unisono
le tre donne quando le avevo informate della mia
abitudine, ma poi, siccome Claudia diceva di saper
tagliare i capelli, Silvia e Sonia decisero che
me li avrebbe tagliati lei.
Andai allora a casa di Silvia ed Claudia, deciso
a fare quel piccolo sacrificio in favore della
distensione. Silvia non c'era. Claudia era vestita
con un camice bianco e mi fece sedere su una sedia
con un telo addosso. Cominciò a tagliarmi
i capelli mentre parlavamo del più e del
meno. Ad un certo punto, forse era inevitabile,
mi sfiorò la spalla con la punta di un
capezzolo che mi sembrò rigidissimo e mi
fece l'effetto della punta di una spada incandescente.
Cadde il silenzio ed io sentivo soltanto il rumore
delle forbici e, ogni tanto, il petto consistente
di Claudia che mi sfiorava, ad intervalli sempre
più ravvicinati, le spalle. Quando ebbe
finito, mi mostrò la mia nuca allo specchio;
poi mi alzai e me la trovai davanti. Le mie gambe
erano deboli e quando provai a balbettare un saluto,
mi accorsi di avere la bocca legata. La abbracciai
per baciarla sulle guance e restammo attaccati.
Essendo lei una ragazzona, alta e robusta, non
osai provare a prenderla in braccio, ma, solidali
e toccandoci in ogni dove, ci dirigemmo in camera
da letto. Sotto il camice Claudia non aveva niente
ed io cominciai a leccarla dappertutto, ma, quando
arrivai alla fica, lei mi spinse a cambiare posizione
e ci avvinghiammo in un sessantanove succulento
e lussurioso. Lei mi succhiava l'uccello e mi
toccava l'ano, io, mi vergognavo un po' per l'intrusione
sfacciata, ma la lasciavo fare; io le succhiavo
il clitoride e le leccavo la fica e, con le dita
umide dei suoi umori, le penetravo il buco del
sedere carnoso e increspato. Ad un certo punto,
forse distratto da un leggero rumore, alzai la
testa e vidi Silvia nel vano della porta. Pensai
che avrebbe fatto una scenata o si sarebbe buttata
nella mischia, senza che me ne importasse molto,
dato lo stato estatico in cui mi trovavo, ma lei,
silenziosamente e, mi parve o sperai, sorridendo,
riaccostò la porta e scomparve. Io, se
possibile più infoiato, mi sottrassi dal
sessantanove abbracciai Silvia e la baciai guardandola
negli occhi; lei mi disse: "Si, adesso, dai",
e fu una scopata appassionata, perché io
desideravo la sua fica, lei il mio uccello; lei
era pettona e culona e non si sottrasse neanche
quando, giratala, glielo misi nel buco del sedere.
Avevo pensato che l'inserimento avrebbe richiesto
pazienza e tempo, invece lo sfintere si allargò
automaticamente a dismisura non appena avvertì
la presenza della cappella, permettendomi un'entrata
rapida e, ma forse mi illusi, anche indolore.
Dopo la sarabanda, mentre eravamo sdraiati sul
letto a farci le coccole post amatorie, mi spiegò
che era la seconda volta che veniva inculata da
un cazzo vero, ma con quelli finti giocava spesso
con Silvia. Silvia tornò che eravamo in
cucina, dopo preso un caffè, a fumarci
una sigaretta, apparentemente tanto contenta di
vederci così affiatati che per un attimo
dubitai di avere avuto un'allucinazione. Ma la
Silvia del vano della porta era vera anche se
non so se abbia mai parlato con Claudia della
sua intrusione silenziosa. Con Claudia continuammo
ad avere incontri erotici, ma piuttosto raramente.
Claudia mi disse che lei era lesbica per scelta
ideologica, non come Silvia alla quale piacevano
soltanto le donne, e che fare all'amore ogni tanto
con gli uomini lei lo gradiva, ma solo ogni tanto.
Quanto al fatto di aver scelto me, mi disse che
io con lei non ero stato né autoritario
né paternalista. Sonia non mostrò
mai di sapere niente, ma io non ero convinto che
in qualcuna delle loro sedute di autocoscienza
non si fossero raccontate tutto: d'altra parte
uno dei cardini del mondo nuovo che quelle femmine
stavano costruendo era la sincerità fra
compagne. Comunque quando ci riunivamo, sempre
con molto piacere, io ed Claudia, tra la compiacenza
e il divertimento delle altre due, continuavamo
a litigare, ma come vecchi commilitoni che lo
fanno in modo rituale e senza lasciare lo strascico
di nessun rancore.
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