E'
da poco che mi sono trasferito nel nuovo appartamento,
ed ho impiegato poco tempo a trasferire le mie
cose e sistemarle nei mobili, devo dire che il
proprietario non si è sprecato nell'arredamento,
ma il tutto è funzionale e questo mi basta.
Il lavoro assorbe parecchio tempo della mia giornata
e questo appartamento rimane una base, un punto
di appoggio dove potermi riposare e dove poter
svolgere quelle poche altre attività che
mi concedo nel tempo libero.
Per il momento non ho avuto modo di fare conoscenze
degli altri coinquilini, anche loro vanno e vengono,
anche loro immagino presi dal frenetico andamento
della vita lavorativa.
E' una palazzina di mini-appartamenti, quasi tutti
locati ad altra gente come me. Studenti che vivono
in due o tre per appartamento per dividere le
spese, dirigenti di qualche multinazionale, liberi
professionisti single, ma anche qualche ragazza.
Una di queste ha l'appartamento nell'altra scala
dello stabile, proprio di fronte alla mia finestra
ed al mio balcone. Un'altra, deve essere una hostess,
divide l'appartamento con un'altra ragazza, ma
non le si vedono quasi mai.
E' agosto, estate, la famosa estate del 2003,
il caldo ci sta annichilendo da ormai tre mesi,
da maggio non ha ancora smesso di tormentarci,
di renderci le giornate ancora più pesanti.
Siamo rimasti in pochi in città, la maggior
parte della gente è scappata al mare, ai
monti, in vacanza, ma ancora qualcuno lavora.
Ogni giorno, appena rientrato a casa vado sotto
la doccia per levarmi tutto il sudore che ci si
sente addosso, per ottenere un minimo di relax,
per sentirsi di nuovo pronti ad affrontare le
calde serate che mi aspettano.
E' un giorno come gli altri, anche oggi la temperatura
viaggia oltre i 35 gradi, l'afa mi fa boccheggiare,
e io alle sei di sera, appena tornato a casa mi
ritrovo a compiere quei gesti diventati abitudinari.
L'acqua della doccia scende calda, ma non troppo,
il bagno schiuma copre il mio corpo, con gesti
quasi meccanici mi lavo per portar via tutte le
scorie della giornata.
Chiudo l'acqua, esco dalla doccia e mi metto l'accappatoio.
Si sentono altri rumori di docce in funzione,
penso sia quasi un rito comune quello di lavarsi
appena tornati a casa.
Mi friziono il tessuto di spugna sul corpo, per
asciugarmi, per sentirmi pulito, e mi avvicino
alla finestra del bagno, scosto la tenda per guardar
fuori. Il mio sguardo si posa sulla finestra di
fronte alla mia, completamente aperta, una musica
sembra uscire dall'appartamento, la musica di
un sax.
Attratto dalla musica, fisso il mio sguardo e
la vedo.
L'avevo già vista un'altra volta questo
mese, vestita in un tailleur color pesca, gonna
e giacca con una camicetta sotto, scarpe con tacco,
e di lei ricordo i suoi capelli castani,lisci
che scendevano fino a mezza schiena. Decisamente
una bella ragazza, con un certo charme. E ora
è lì nel suo bagno, vestita solo
di biancheria intima, forse sta per farsi una
doccia anche lei o si sta rivestendo.
Seguo i suoi movimenti, non sono un guardone,
mancherebbe altro, ma qualcosa trattiene il mio
sguardo su di lei. Ammiro la linea del suo corpo
già abbronzato, le sue lunghe gambe affusolate,
le sue natiche, belle, tonde, sode, è di
spalle, lei è davanti allo specchio, e
penso che non mi stia vedendo. Il filo del perizoma
entra tra le sue natiche, salgo con lo sguardo
alla sua schiena, due fossette appena sopra, l'arco
della spina dorsale e i suoi capelli lunghi che
coprono il reggiseno. Lei si sta guardando, alza
le braccia sopra le spalle, e sullo specchio la
vedo, vedo il perizoma, di un color bianco, quasi
trasparente che copre il suo monte di Venere,
quel piccolo cespuglio che sembra voler uscire
a tutti i costi, vedo il reggiseno che sembra
faccia fatica a trattenere quelle due piccole
montagne. Forse mi vede, ne sono sicuro, ma non
fa niente di scontato, non si copre, non corre
a chiudere la finestra, anzi. Si guarda ancora
nello specchio, porta le braccia dietro la schiena
e slaccia il reggiseno. Dallo specchio vedo i
suoi seni. Non sono prosperosi, ma non sono nemmeno
piccoli, fa cadere il reggiseno ai suoi piedi,
e con una mano comincia ad accarezzarseli, e poi
si mette un dito in bocca. Mi vede dallo specchio,
lo sento, e sento che lo fa apposta. Si inumidisce
il dito, lo fa passare sulle sue labbra, lo rimette
in bocca con un fare libidinoso, e poi comincia
a passarlo su uno dei due capezzoli. La reazione
a quel contatto è quasi immediata: vedo
il rosa intorno alla punta diventare più
piccolo, ritrarsi mentre la punta si erge. Ripete
il gesto con l'altro seno, ora tutti e due i capezzoli
sono duri , svettano, continua a passare la mano
tra di loro, ne prende uno nella sua mano, abbassa
il collo, con la lingua si avvicina al capezzolo,
lentamente la passa sopra di esso, gli da dei
piccoli colpi e questo sembra reagire, sembra
volersi allungare per ricevere piacere.
Non presta attenzione ad altro, la sua bocca riesce
a prendere in sé la parte terminale del
seno, i suoi occhi si stanno chiudendo, persa
in questa ondata di desiderio.
Li riapre, guarda nello specchio per vedere se
sto guardandola, vedo i suoi occhi che mi fissano.
Non me ne sono reso conto, ma il mio accappatoio
e' rimasto slacciato, anch'io sono nudo, e il
mio sesso è visibile, immagino lo veda
anche lei dallo specchio.
Non sono insensibile a certi spettacoli, cosa
scatta nella mente di un uomo alla vista di un
corpo femminile, cosa fa si che il suo sesso reagisca
varia in ognuno di noi, ma mi ritrovo qui, immobile,
con l'accappatoio aperto e il mio sesso che si
sta sempre più ingrossando.
Ora apre la bocca, passa la lingua sulle labbra
con fare molto sensuale, le sue mani scivolano
sul corpo fino a raggiungere il perizoma. Una
mano sfiora delicatamente le natiche e si infila
in quel solco, allarga leggermente le gambe. Mi
sorride allo specchio. Sorrido anch'io, forse
il mio sesso un po' meno, sente la tensione che
lo assale, l'eccitazione che lo rende duro, voglioso
di partecipare a questo monologo.
Si toglie il perizoma, e intravedo il suo sesso,
una fessura sulla quale svetta un cespuglio, non
molto, è curato, un po' coperto dalla mano
che lo accarezza.
Le sue dita stanno ora passando sul sesso, stanno
cercando di farsi breccia tra le grandi labbra,
si soffermano sul clitoride. Lo solleticano, lo
sfregano. Un dito entra, poi un secondo, ormai
è persa nel suo universo e non sembra accorgersi
di nient'altro. Accelera i movimenti che prima
erano lenti; mi sembra di immaginare come possa
sentirsi, il piacere che ti pervade, le cellule
celebrali che mandano stimoli sempre più
frequenti con la richiesta di maggiore input.
Come vorrei essere quella mano, come vorrei sentire
quel calore, l' umido che sta per sgocciolare,
segno dell'orgasmo sempre più imminente.
Riapre gli occhi, mi guarda, ansima, anelante
a qualcosa che in questo momento mi è impossibile
donarle. Con gli occhi sembra chiedermi aiuto,
sembra chiedermi di essere presente, e così,
sospinto da un impulso, prendo in mano il mio
sesso, lo massaggio. E' già duro, Lei vede
e mi sorride, mi apre la bocca come per invitarmi
a continuare. Piano e poi sempre più frequentemente
la mia mano sale e scende, ci guardiamo a vicenda,
le mando un bacio, mi manda un bacio, intanto
continuiamo a masturbare i nostri sessi.
E' una sensazione strana, l'essere così
vicini, senza toccarci, pur con il desiderio implicito,
ed essere lo stesso uniti in questo coito a distanza.
Siamo quasi vicini all'orgasmo tutti e due.. La
vedo che rallenta il movimento delle sue dita
per dare dei colpi più forti dentro di
se e anch'io sento salire dalla base del mio sesso
l'ondata di piacere che sta per travolgermi, quel
fiotto caldo che sgorgherà, Vedo il suo
sguardo che punta verso di me, come ad aspettare
il segnale. Ecco, arriva, quasi mi fa male, ma
sale, sale, e ora esplode...
Anche lei, ha smesso di dare colpi, ma ora un
singulto pervade il suo corpo, scossa dai fremiti
del piacere, chiude gli occhi, passa la lingua
sulle labbra, si tocca i seni con le mani bagnate
dei suoi stessi umori...
Riapre gli occhi, mi guarda... e un grande sorriso
ricambia il mio.
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