Tutto
cominciò col trovare un messaggio nella
posta elettronica, e nel vedere quel messaggio
Luisa fu percossa da un forte brivido e desiderio.
La sua ricerca nella curiosità umana l'aveva
portata spesso a pensarsi preda e sottomessa ma
non mai aveva pensato che le sue parole gettate
al web avrebbero potuto sortire una risposta altrettanto
forte e intensa.
C'era un Padrone, lì impresso nel monitor,
cui dare una risposta, un Padrone cui rivolgere
una esplicita richiesta, cui offrire un assenso
preciso.
Poteva rinunciare, sì... poteva farlo,
ma era spinta da un desiderio consapevole per
estrapolare quella parte di sé stessa mai
confessata che le aveva spesso roso l'anima. E
questo era il momento per farlo.
Le dita iniziarono a scrivere indipendentemente
dalla testa. Non c'era ragionamento, raziocinio,
padronanza di sé: in quel momento sentiva
solo il desiderio di afferrare il lembo di un
nastro colorato di rosso, una rosa purpurea, che
le venivano offerti, così come ai bambini
viene offerta la caramella dal "mostro".
Risposta inviata.
Ora non poteva far altro che aspettare che il
suo Padrone rispondesse, che lui accogliesse la
sua supplica...
I giorni passavano e Luisa era sospesa: lui non
aveva ancora accettato... lui non la voleva ancora...
lui voleva che la sua Schiava aspettasse i suoi
ordini...
Lui voleva goderne l'ansia dell'attesa.
Finché, inaspettatamente come il primo
messaggio, arrivarono le istruzioni per contattarlo
telefonicamente.
E' indispensabile che così sia, e tu lo
sai bene.
Il mio possesso di te si nutrirà e si fortificherà
della tua vera volontà di sottomissione
che dovrà esser pura essenza.
Ti prenderò appieno se sarò preso
dal tuo sicuro chinar di capo e sarà esaltante,
poi, prender di te anche la pelle.-
Questo le scrisse, questo Luisa accettò
di vivere... Era la sua testa che bramava così
tanto... era la stessa testa china che chiedeva
di essere alzata dal suo Padrone...
Il primo approccio era importante per donargli
la sua dipendenza e lei, ancora vergine di tale
esperienza, era pronta a passare attraverso la
benda posata sugli occhi, trapassarla per raggiungere
la sua essenza, donargli la sua, prima che egli
raggiungesse la sua pelle...
Luisa voleva il suo buio per trovare la luce con
lui ...
I giorni passavano e Luisa obbediva agli ordini
che le arrivavano in posta finché il momento
arrivò: il suo Padrone desiderava incontrarla
e Luisa tremò. Il momento era arrivato...
L'appuntamento era in un vecchio casale. Lei doveva
arrivare in macchina, da sola. Avrebbe dovuto
aprire la porta, entrare ed aspettare.
Così fece...
Dietro l'uscio la accolse una grande stanza, illuminata
dal fuoco vivo e caldo di un camino acceso e le
finestre erano oscurate da pesanti tende di velluto
che impedivano alla luce di entrare. Di fronte
al camino un divano d'epoca sembrava invitarla
ad accomodarsi, ma non poteva, gli ordini erano
stati precisi...
Come da istruzioni si pose al centro della stanza
in attesa di qualcosa, di qualcuno, di un ordine
da eseguire.
Una porta si aprì e la sua voce le ordinò
di chiudere gli occhi...
Luisa non era nuda come dovrebbe esser una schiava,
ma avvolta da una specie di tunica setosa e stretta
la quale, anziché vestirla, pareva esaltare
la sua sottostante nudità... Da questa
preziosa fasciatura, come grossi spilli i capezzoli
parevano esplodere mentre il ventre e le cosce
ne venivano maliziosamente torniti.
Lui si avvicinava, la spingeva dolcemente indietro
impedendole di cadere. Luisa era ormai nelle sue
mani, quelle mani che la bendavano, la legavano
alla trave del soffitto, le legavano le caviglie
ai due pali laterali: si sentiva un erotico fuso
disteso tra terra e cielo per il suo Piacere.
Luisa si accorse che il suo Padrone frenava la
sua Voglia di aprirle le gambe e si accorse che
un pensiero, un gioco nuovo, una verifica, altro
comunque gli passava per la testa che il solo
soddisfacimento del suo membro dentro la bocca
di Luisa od al bollore del suo inguine..
Il suo Padrone non parlava, ma lei poteva quasi
sentirne i pensieri.
Un improvviso sibilo vicino al suo orecchio e
una carezza strana, sottile che le percorse la
pelle, coperta od esposta, le scossero le membra.
Lui non aveva fretta, non ne ha mai.
Sentiva il bastoncino frugarle la fascia setosa
che avvolgeva il suo corpo. Lo sentiva infilarsi
tra i seni, il sormonto. Lo sentiva ritrarsi e
riprendere, da sotto, la sua ispezione come un
dito impertinente frugarle il sesso, penetrarla,
strusciarsi e bagnarsi dei suoi umori, tanto che
Lui era costretto a portare alla sua bocca il
bambù per nettarlo prima di... colpirle
i capezzoli facendola sobbalzare... e gridare,
più che per il sottile dolore, per il fatto
che non se l'aspettava.
Luisa si stava adagiando in quelle carezze...
E lui continuava, cambiando di forza e tempo,
a batterla con precisione di millimetro sui suoi
capezzoli doloranti...
Non ti rimarranno segni ma per qualche giorno
ogni carezza al tuo petto ti ricorderà
di me - le disse lui con tono basso, suadente,
paterno...
Luisa gli chiedeva di continuare, di batterla
di più mentre lui alternava quei colpi
ai suoi capezzoli con altri precisi e profondi
affondi al suo inguine...
Luisa tremava di piacere, ora che le aveva dato
il permesso di gridare stava godendo ancor più
ed il suo corpo si inarcava nell'intento di chiedergli
di più, di più...
Quello che Luisa non sapeva perché non
poteva vedere, quello che nel suo piacere gridato
forse non poteva neppure immaginare, era quella
chiazza scura che si era fatta alla sommità
delle sue cosce e che, mentre si allargava lentamente
verso il suo monte di Venere, scendeva con più
forza a bagnare la stoffa stretta ai suoi muscoli
pulsanti, sotto il centro del tuo piacere.
Lui la prese, affondando nel suo sesso ormai gonfio
e ammorbidito dal continuo smottamento fisico.
La prese con dolcezza sciogliendole le membra
legate, affinché lei potesse godere appieno
del suo corpo...
Lui l'amava e in quel momento Luisa divenne consapevole
che il suo Padrone altri non era che il suo Schiavo.
Regalo migliore non poteva fargli, lei, la sua
schiava, che la consapevolezza reciproca.
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