Appena
Luca si è presentato all'ingresso le guardie
gli hanno sorriso, scambiando qualche commento
sul suo culo e sui fantastici muscoli, lasciandolo
entrare senza formalità.
La sera, nella taverna nella quale aveva preso
alloggio, mentre cercava di convincere gli avventori
della necessità di fare figli per controbilanciare
l'espansione sempre più minacciosa delle
altre specie, era stato fatto oggetto delle attenzioni
sessuali di due giovani che lo avevano invitato
a mettersi bocconi su un tavolo e lo avevano sodomizzato.
Non senza avergli prima pazientemente cosparso
il buchino di olio profumato. "Ce l’ha
ancora sano", aveva detto il primo giovane
che aveva il cazzo più piccolo. Luca, che
stava in missione, aveva sopportato con rassegnazione
il martirio del cazzo enorme del secondo ragazzo,
anche perché il primo, nel frattempo, gli
aveva imboccato il suo facendogli un lussurioso
pompino.
Era passato un anno da quella prima esperienza
e Luca aveva aperto un ufficio politico. Faceva
propaganda contro l’uso degli anticoncezionali
e a favore della diffusione della specie, ma non
aveva proseliti, tuonava contro il dilagare degli
orsi e delle formiche, ma gli abitanti della città
non rispondevano ai suoi appelli. Poi, quando
arrivava la sera, dopo gli spettacolari tramonti,
quando la gente smetteva di lavorare e si riversava
per le strade usciva anche lui: in una corte illuminata
fiocamente una ragazza, carponi, si faceva inculare
da un vecchio che, a sua volta, leccava la fica
ad un'altra ragazza e si lasciava possedere da
un matrona con un grande cazzo artificiale. Più
tardi una giovane bionda, sotto la luce di un
lampione, lo invitò ad un sessantanove
poi, ridendo, gli allargò le chiappe ed
invitò un passante a servirsi del sedere
non più sano dell’esploratore. "Hic
Rhodus, hic salta" pensava il giovane, mentre
veniva urlando sotto il duplice assalto. Nel parco
c’erano gli appesi, uomini e donne, giovani
ed anziani, frustati crudelmente da femmine formose
e da maschi irsuti, tutti vestiti di pelle e mascherati.
Una volta, quando era ancora ingenuo, aveva liberato
una ragazza esile e spaventata che l’aveva
assalito inviperita: "Che fai, gli aveva
detto, non sono prigioniera. Niente succede in
città se non si è consenzienti."
In città tutti si amavano. I litigi erano
scarsi; quando accadevano finivano sempre in un’orgia
generale, perché gli astanti, per calmare
i contendenti, si avvicinavano, li interpellavano,
li accarezzavano e li baciavano, fino ad eccitarli.
D’altra parte, come potevano esistere contrasti
durevoli in un luogo dove tutti facevano l’amore
con tutti?
Luca finì la passeggiata con due ermafroditi
che, con cazzo, labbra, mani, fica, culo e tette
fecero tutto ciò che era possibile fare
in un groviglio di carni frementi e di muscoli
acidificati.
A notte si pentì; sentiva di aver peccato,
ma per un fine superiore. Lui che aveva fatto
voto di castità! Ma si consolò col
pensiero di aver avuto la dispensa in vista del
compito difficile che gli era stato affidato.
Alla fine chiamò il Centro e fece il suo
rapporto giornaliero.
Nella città Luca poteva fare ciò
che voleva e, difatti, lo faceva: organizzava
dibattiti, saliva su un banchetto nel parco e
improvvisava sermoni sulla supremazia della specie
umana e sulla necessità della sua espansione.
Molti accorrevano ad ascoltare le sue parole.
Lo seguivano con interesse e, a volte, sembrava
a lui, con pietosa compartecipazione. Quando cominciava
ad esaltarsi, a minacciare le fiamme dell’inferno,
ad insultare i cittadini molti, preoccupati per
lui, si avvicinavano, lo toccavano, lo blandivano
e tutti i salmi finivano nella gloria di aggrovigliati
e promiscui corpo a corpo. Lui si pentiva e si
diceva che tutto ciò era necessario, ma
ciò che lo trascinò nel peccato
fu una ragazza che, nelle profondità della
fica, aveva una ventosa. "Ingegneria genetica-
disse a lui stupito e senza fiato- d’altra
parte anche tu hai le ali". Si, aveva le
ali e in città c’erano anche umani
geneticamente modificati che avevano tentacoli
che potevano introdursi nei buchi e sollecitare
l’epidermide meglio di qualsiasi mano.
Egli, quando nelle sere sempre tiepide usciva
in città, cercava Sara, ma la trovava sempre
casualmente e, quando era impegnata in Sarabande
lussuriose, cioè quasi sempre, diventava
geloso. Lei era gentile e gli offriva sempre il
buco libero o lanciava gridolini di piacere quando
lui, mentre la scopava, leccava lo sfintere e
la fica supplementari che ella possedeva fra le
due mammelle. Ma a lui non bastava; la notte cominciò
a non fare più gli atti di contrizione
e dimenticò di mandare al Centro i comunicati
giornalieri. Poi, in un momento d’ira, mentre
aveva negli occhi la figura di Sara impegnata
con un mutante a due cazzi, aveva rotto il comunicatore.
Più tardi non se ne accorse nemmeno, quando
tre esseri con le ali, simili a lui, volevano
condurlo via dalla città. E quando stava
per rendersi conto di loro, una marea sorridente
di giovani e giovinette, con le tempie cinte da
ghirlande di fiori, prese ad inseguirli cercando
di convincerli a fare l’amore.
Una marea di fuoco liquido lo investì,
insieme a tutta la città mentre, facendo
a l’amore con Sara, non aveva voluto evitare
che un anziano e compito signore lo inculasse.
Non avrebbe potuto desiderare una fine migliore.
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